Camminando per Venezia è impossibile non notarle: al centro di quasi ogni campo (le "piazze" veneziane) c'è una vera da pozzo, spesso in pietra d'Istria o marmo, decorata con stemmi, santi e iscrizioni. Sembra un paradosso: perché scavare pozzi in una città circondata dall'acqua?

La risposta è semplice: l'acqua della laguna è salata. Venezia ha sempre avuto acqua ovunque, tranne quella da bere. Al contrario della maggioranza delle città, infatti, non si sviluppò intorno al corso di un fiume.

Un pozzo che non è un pozzo

I pozzi veneziani non pescano da una falda sotterranea, come quelli di terraferma. Sono in realtà cisterne per raccogliere l'acqua piovana, e funzionano grazie a un sistema tanto semplice quanto ingegnoso.

Ogni campo veniva leggermente inclinato, in modo che la pioggia scorresse verso alcuni tombini in pietra, le pilelle. Sotto la pavimentazione si scavava una grande vasca impermeabilizzata con argilla, riempita di sabbia. L'acqua filtrava lentamente attraverso la sabbia, si depurava e confluiva in una canna centrale di mattoni, da cui la si attingeva con il secchio. Sopra, la vera da pozzo: il "parapetto" che oggi ammiriamo come un piccolo monumento.

Un bene prezioso e sorvegliato

L'acqua dolce era una risorsa vitale, e la Repubblica la trattava di conseguenza. I pozzi pubblici erano chiusi con coperchi e lucchetti, aperti solo in orari stabiliti, e la loro manutenzione era seguita con attenzione. Avvelenare o sporcare un pozzo era un crimine gravissimo.

Nei periodi di siccità le cisterne non bastavano: allora entravano in gioco gli acquaroli, che con le loro barche trasportavano in città l'acqua dolce del fiume Brenta, per venderla nei campi e alle famiglie.

E oggi?

Nel 1884 arrivò l'acquedotto dalla terraferma, e i pozzi persero la loro funzione. Molti furono sigillati con coperchi di metallo, ma le vere da pozzo sono rimaste al loro posto: testimoni silenziosi di una città che per secoli ha dovuto ingegnarsi per sopravvivere in mezzo all'acqua.

La prossima volta che ti siedi sul gradino di un pozzo per riposarti, guarda bene la sua vera: gli stemmi e le iscrizioni raccontano chi l'ha fatta costruire, ricordandoci un pezzo fondamentale della storia e dell'architettura di Venezia.