Per secoli Venezia è stata uno dei crocevia del Mediterraneo: mercanti, ambasciatori, marinai e viaggiatori partivano e arrivavano in laguna da ogni angolo del mondo conosciuto. Insieme alle merci, viaggiavano anche le parole. E alcune di quelle nate (o passate) tra le calli sono finite nel vocabolario di mezzo mondo, spesso senza che chi le usa sappia da dove vengono.

Ecco le più sorprendenti. E, visto che i veneziani amano raccontarsela, alla fine facciamo anche un po' di pulizia tra le leggende.

Ciao

È forse la parola italiana più conosciuta al mondo, e viene dal veneziano s-ciào, cioè "schiavo". Era la forma abbreviata di un saluto deferente, s-ciào vostro: "sono vostro servo", "ai vostri ordini". Con il tempo il significato si è alleggerito, fino a diventare il saluto più informale che ci sia. Dal Veneto si è diffuso nel resto del Nord Italia e poi in tutta la penisola (le prime attestazioni scritte di "ciao" risalgono all'inizio dell'Ottocento), e da lì è passato a tedesco, spagnolo, portoghese, sloveno e a tutto il mondo.

Arsenale

Il grande cantiere navale della Repubblica si chiamava in veneziano arzanà (Dante lo cita nell'Inferno: "Quale nell'arzanà de' Viniziani"), da un termine arabo che indicava un "luogo di fabbricazione". Grazie alla fama dell'Arsenale di Venezia, la parola è entrata in tutte le lingue europee: arsenal in inglese, francese, spagnolo e tedesco.

Gazzetta

Nel Cinquecento a Venezia circolavano fogli di notizie, e il loro nome sembra legato a una piccola moneta di rame, la gazeta: probabilmente il prezzo del foglio. Un'altra ipotesi lo collega alla gazza, l'uccello chiacchierone per eccellenza: forse non a caso, visto il contenuto. In ogni caso il nome è passato ai giornali di tutta Europa: la gazette francese e inglese, la gaceta spagnola.

Lazzaretto e quarantena

Nel 1423 Venezia istituì il primo ospedale permanente per gli appestati su un'isola della laguna chiamata Santa Maria di Nazareth. Da Nazareth, probabilmente incrociato con il nome di san Lazzaro, protettore dei lebbrosi, nacque lazzaretto: lazaret in francese e inglese.

La quarantena ha una storia più condivisa. L'idea di isolare navi e viaggiatori provenienti da zone colpite dalla peste nacque a Ragusa (l'odierna Dubrovnik) nel 1377, con un periodo di trenta giorni. La pratica si diffuse poi in altri porti del Mediterraneo e il periodo fu esteso a quaranta giorni. La parola, però, viene dall'italiano, e in particolare dalla forma veneziana quarentena: l'idea è ragusea, il nome che ha fatto il giro del mondo è veneziano.

Zecchino

La moneta d'oro della Repubblica era chiamata in origine ducato. Per distinguerlo dai ducati d'argento, quello d'oro divenne il ducato de zecca, dal nome della Zecca in cui si coniava, e infine semplicemente zecchino. Era così diffuso nei commerci che arrivò in Francia come sequin, e da lì in inglese. Nell'Ottocento, in tutto il Mediterraneo orientale, le donne usavano cucire o appendere gli zecchini forati a vestiti, collane e orecchini. Così, oggi, sequin non indica più una moneta, ma le paillettes: piccoli dischetti luccicanti, eredi diretti dell'oro veneziano.

Ballottaggio

Le elezioni veneziane, a cominciare da quella del doge, si svolgevano con complessi sistemi di estrazione e votazione segreta che usavano piccole palline, le ballotte. Da qui l'italiano ballottaggio e l'inglese ballot, la scheda elettorale. Ogni volta che un elettore britannico o americano vota, insomma, usa una parola veneziana.

Regata

Le gare tra gondolieri e barcaioli che animavano il Canal Grande si chiamavano regate. Gli inglesi presero la parola nel Seicento proprio per descrivere lo spettacolo veneziano, e oggi regatta indica qualsiasi gara di barche in tutto il mondo.

Pantaloni

Tra le maschere della Commedia dell'arte, il vecchio mercante veneziano Pantalone portava calzoni aderenti che arrivavano fino ai piedi, una via di mezzo tra brache e calze. Nel Seicento i francesi diedero il suo nome a quel tipo di indumento, pantalon; l'inglese ne fece pantaloons, poi abbreviato negli Stati Uniti in pants.

Lido e scampi: veneziani "a metà"

Lido è una normale parola italiana per "riva", dal latino litus. A rendere famoso il nome è stato però il Lido di Venezia, sede di uno dei primi stabilimenti balneari moderni d'Europa: è da lì che, nell'inglese britannico, lido è diventato il nome delle piscine pubbliche all'aperto.

Scampi, invece, è una parola di origine incerta, ma probabilmente veneta o comunque adriatica. Nel Regno Unito è ormai di uso comune, soprattutto nella versione impanata e fritta: non proprio la ricetta che vi consiglierei in laguna.

Leggende da sfatare

I veneziani sono, giustamente, orgogliosi della loro storia, ma a volte ne aggiungono un po' di loro. Ecco alcune storie che si sentono spesso, ma che non reggono del tutto alla prova dei documenti.

"Ghetto viene da geto, la fonderia." Non proprio. Che la parola sia nata a Venezia è certo, ed è certo che l'area di Cannaregio dove nel 1516 fu confinata la comunità ebraica ospitava in passato delle fonderie. Ma c'è un problema: in veneziano geto si pronuncia con la g dolce, mentre ghetto ha la g dura. Si è ipotizzato che la pronuncia sia cambiata in bocca agli ebrei di origine tedesca, ma è solo un'ipotesi, e altri studiosi pensano a un'abbreviazione di borghetto.

"La quarantena l'hanno inventata i veneziani." Il nome sì, l'idea no: come abbiamo visto, il primo isolamento obbligatorio documentato è quello di Ragusa nel 1377. Molte fonti, anche autorevoli, attribuiscono quella legge a Venezia, o sostengono che Ragusa fosse allora veneziana. In realtà la città era uscita dal dominio della Serenissima già nel 1358.

"L'ombra si chiama così per l'ombra del campanile." È una delle spiegazioni più belle e più raccontate: i venditori di vino in piazza San Marco avrebbero spostato i loro banchi seguendo l'ombra del campanile per tenere il vino al fresco. Da qui il termine "ombra", usato in laguna per indicare un bicchiere di vino. Bella sì, ma non esistono prove documentarie certe. Prendetela per quello che è: una storia da raccontare al banco di un bacaro, con un bicchiere in mano.

La prossima volta che saluti qualcuno con un "ciao", ricordati che stai parlando un po' veneziano.